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mercoledì 6 giugno 2012

Vuoi diventare un designer? Si lo voglio!






La cosa che m’infastidisce di più del lavoro che faccio, è la totale confusione e disinformazione che esiste su questa figura mitologica chiamata Designer.

C’e’ chi dice di fare il designer perché è cool.
C’e’ chi vuole fare il designer perché si sente creativo e artista e quindi pensa che fare il designer sia la propria ispirazione.
C’e’ poi chi, come me è portatore sano di Design, ed è cresciuto con i fogli di carta, i pennarelli, le matite e le lego.
Ci sono poi quelli che pensano che un designer, quindi un creativo, proprio perché è un creativo possa svolgere qualsiasi compito e lavoro in cui la creatività sia menzionata.

SBAGLIATO!!

Esistono moltissimi settori che hanno bisogno di un designer, come il web, la moda, gli interni, il prodotto, le macchine, le calzature e potrei andare avanti ancora per ore.
Per questo motivo ogni designer ha una specializzazione che lo contraddistingue e gli permettere di essere competente in quel settore.
Non dico che un designer inteso come progettista - perche’ per chi non lo sapesse designer significa progettista -  non possa svolgere più compiti nello stesso settore, o avere più specializzazioni.
Solitamente però, ogni designer ha uno specifico settore di competenza, per il quale ha studiato e sperimentato per molti anni.

Questo, in sintesi, significa che un designer di prodotto o industrial designer che dir si voglia è bravissimo e preparatissimo a progettare un prodotto per il sistema industriale, ma avrà sicuramente dei problemi a progettare un vestito, un paio di scarpe o una macchina.
Stessa cosa dicasi per gli altri designer.

Questo significa che il suffisso, che di solito si trova davanti alla parola designer, è di fondamentale importanza per capire bene la specializzazione del progettista che si vuole diventare o interpellare.
Il breve preambolo che ho scritto è per spiegare meglio i percorsi che bisogna seguire per diventare un designer come il sottoscritto.

Essendo di Roma, il primo nome che mi viene da segnalarvi è lo IED , Istituto Europeo di Design, che dal 1966 opera nel campo della formazione e della ricerca nelle discipline del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione.

Lo IED ha molti sedi in tutta Italia e corsi per tutte le esigenze formative.
Quello che vi segnalo è il corso di Product Design (Design del prodotto) della sede di Roma.
Come vi spiegavo in precedenza il corso di Product Designer forma una figura professionale in grado di occuparsi dell’ideazione e della progettazione di prodotti per il sistema industriale.

Questa figura professionale possiede il ruolo di veicolatore dell’innovazione sotto tutti i profili: creativo, estetico, sociale e tecnologico. Il suo compito è infatti comprendere e anticipare le esigenze del mercato, mediarle con le intenzioni aziendali e tradurle in un progetto concreto da realizzare su scala industriale. La sua cultura progettuale deve essere trasversale, coprendo aspetti teorici e competenze tecniche più specifiche.
Questo significa che se volete pensare, progettare e realizzare prodotti come quelli che progetto e produco io, questo è il corso che fa per voi!


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martedì 15 maggio 2012

Un designer a Berlino.





Sono appena tornato da Berlino e questo, in breve, è quello che sono riuscito a capire di questa frizzante città.


A Berlino ci sono tantissimi parrucchieri, quindi se avete bisogno di una sistemata al vostro look, questa è la città giusta.
A Berlino ci sono tantissimi fiorai, quindi se avete in mente un week-end fiorito con la vostra/vostro partner è la città giusta. 
A Berlino una volta c'era il muro, adesso ne è rimasto soltanto un pezzo, ma è bello bello in modo assurdo!


A Berlino hanno rubato tutti i tornelli della metro, ma il biglietto vi consiglio di farlo comunque. 
A Berlino potete mangiare tutto quello che vi viene in mente, ovviamente che sia commestibile. 


A Berlino non è possibile dimenticare il passato, e per questo motivo vi consiglio di andare al Memoriale dell'Olocausto, sia di giorno che di notte. Impressionante. 


A Berlino sono tutti gentili e sorridenti, anche se a volte fa freddo.


Quasi dimenticavo......se andate a Berlino evitate di andare nello shop della Freitag, altrimenti diventerete più poveri di quello che siete!


Confesso, io non ho resistito.


mercoledì 24 marzo 2010

Diario di viaggio

Progettazione stand: Il concept per la Geg Retail Group Solution

Tra le pagine del mio diario di Viaggio oggi vi parlo della progettazione di uno stand.
Il progetto per questo allestimento fieristico è stato elaborato dal Fattore PH , il mio gruppo di lavoro al master che ho seguito al Poli.design di Milano in  Temporary Space & Exhibition design .

Concept.

GEG Retail Group Solution, esprime Innovazione, Made in Italy e Design nella progettazione e produzione di sistemi d’arredo per il retail.
L’azienda ha chiesto di sintetizzare, all’interno dei 200 mq. di uno spazio fieristico a isola, di 10x20 metri, i punti di forza e i valori della azienda.
Lo spazio è pensato per la fiera Euroshop 2011 di Düsseldorf, appuntamento internazionale per il settore attrezzature per punti vendita.
La riflessione progettuale è partita dal concetto di “contenitore” che ha al proprio interno un “nucleo” di preziosi contenuti da scoprire.


 GEG è infatti il contenitore che comprende le due linee d’arredo Fashion Wood e Retail Movement, ben definite e caratterizzate, e la futura linea Led in fase di progettazione, affidata nel suo sviluppo alla creatività innovativa di giovani progettisti.
Per queste ragioni la linea Led è stata inserita al centro dello spazio, come rappresentazione del nucleo dove risiedono l’innovazione, la ricerca ed il design italiano, cuore pulsante che esprime l’energia e la dinamicità dell’insieme.


 La forza progettuale di Led erompe dal centro verso l’esterno, frammentando in modo apparentemente casuale le parti che compongono lo stand, permettendo di vedere dall’esterno, attraverso le aperture, i contenuti e i messaggi che si vogliono comunicare.
Per le pareti esterne dello spazio è stata infatti studiata una nervatura metallica che permette di creare aree opache ed altre immediatamente permeabili.

La struttura è stata ingegnerizzata, attraverso l’uso di moduli che possono essere composti in diverse configurazioni, permettendone il facile trasporto e semplificandone il montaggio.

Il progetto vuole stimolare la curiosità del visitatore attraverso un “vedo e non vedo” e la realizzazione di un percorso interno emozionale ed informativo, quasi museale, tra installazioni artistiche del prodotto valorizzate da illuminazione puntuale che conducono al nucleo dello spazio GEG.
Gli elementi fondamentali inseriti per coinvolgere il visitatore attraverso una pluralità di suggestioni sono dei setti “totemici” progettati ad hoc, come grandi fogli da disegno, e ambientazioni virtuali scenografiche che si contrappongono ad oggetti reali attraverso segni grafici sulle pareti dello stand. 


 La distribuzione spaziale si articola nei lati corti dello stand. Attraverso due ingressi speculari si accede alle due aree espositive totemiche che conducono il visitatore alla parte centrale dove sono situate la zona relax l’area consulenza e la sala riunioni, informale, che sottolinea come gli incontri di lavoro siano un momento di collaborazione sulle idee.



Tutto è circondato da un’installazione dinamica, realizzata con una “nuvola” di progetti appesi a soffitto che rappresentano le idee in continua evoluzione dell’azienda.
Attraverso un puntuale studio della luce si vuole fare percepire immediatamente al visitatore l’importanza del nucleo centrale, dove la luce diventa protagonista dello spazio e si contrappone all’atmosfera più soft della zona esterna.


Queste soluzioni hanno l’obiettivo di creare empatia tra visitatore e prodotto, grazie ad un vero e proprio percorso emozionale che dall’esterno conduce verso il cuore pulsante di GEG.

Concept stand:  Fattore Ph 
(Emiliano Brinci, Gianmarco De Francisco, Ilaria Innocenti, Giovanna Gurian, Annalaura Tusino)
Progettazione stand.



mercoledì 23 dicembre 2009

Diario di Viaggio

Quanto costa uno stand?


Se esistesse il premio Oscar per la domanda più domandata, questa sarebbe sicuramente quella premiata con la statuetta d’oro più famosa del mondo.
Si questa è la domanda tormentone da Oscar.!!
Essendo la domanda più frequente è anche quella che suscita le risposte più diverse e pittoresce.
Non è semplice e possibile rispondere in modo esauriente a questa domanda, senza un attenta valutazione delle molte variabili che entrano in gioco in questi casi
Perche’ affermo questo?
Perchè le variabili che bisogna tenere in considerazione per la stesura di un progetto e il preventivo di spesa per la sua realizzazione di uno stand sono molteplici.
Ai clienti che mi porgono questa domanda io rispondo con un'altra domanda dicendogli…” Se lei entrasse dentro un autosalone e chiedesse al venditore quanto costa una macchina senza dargli ulteriori parametri per la valutazione, secondo lei lui che cosa le risponderebbe….? “
Questo è quello che succede a me quando un cliente mi chiede…” ma orientativamente quanto costa uno stand ?”
Bho!!!! Non lo so!
Questo per far capire che è fondamentale,come primo step, individuare il budget di spesa a disposizione per la realizzazione e progettazione di uno stand.
Questa è la prima e fondamentale fase da pianificare.
Questa è la prima domanda che faccio (dopo aver fatto le presentazioni) quando incontro il mio committente.
Spesso questo mio attegiamento viene male interpretato. Chi non capisce le mie intenzioni, di primo acchitto pensa che sia il modo troppo diretto per capire quanto io possa “spillare” alla sua azienda per la realizzazione dell’allestimento fieristico.
Falso!!!!
Questo atteggiamento è il modo professionale per permettere al designer di progettare uno stand e in un secondo momento realizzare lo stand, “sfruttando” al massimo le risorse economiche a disposizione e centrare gli obiettivi di comunicazione che la stessa azienda si è prefissata.
Inutile, per entrambe le parti, ma specialmente per il designer, progettare un bellissimo allestimento fieristico, che ha dei costi di realizzazione pari al prodotto interno lordo di un piccolo paese Africano e poi sentirsi dire (giustamente direi)….” La nostra azienda aveva preventivato un investimento molto inferiore a questo…”
Succede,succede......quindi in linea di massima si può utilizzare il vecchio proverbio che dice..."dimmi che budget hai e ti dirò che stand farai!!!!!!!".
La prossima volta capiremo quali sono le variabili che incidono sulla quotazione di uno allestimento fieristico a noleggio.
......Alla prossima pagina........


venerdì 20 novembre 2009

Diario di Viaggio

Il Montaggio di uno stand a noleggio

La cosa più difficile da far capire a chi non è del settore, sono le tempistiche e tutto il lavoro che si cela dietro ad ogni allestimento fieristico.
Semplice o complesso che sia è fondamentale, per la buona riuscita dello stand, il processo di progettazione, di realizzazione e di pianificazione della logistica.
Il mio intento è quello di far capire che ogni singolo passaggio è gestito da una figura professionale, che fa del suo meglio affinchè il cliente arrivi in fiera senza nessuna preoccupazione, ma cosa più importante, cerco di evidenziare che ogni "sconticino" va a svilire il lavoro di ogni singolo e la qualità finale dello stand.
Fatta questa rapida premessa, introduco il fotoreportage che ho realizzato durante il work in progress di uno stand montato la scorsa settimana.
Come si puo' notare dalle immagini si parte praticamente dalla piazzola vuota ( lo spazio nudo), fino ad arrivare alla visione finale dello stand che ha il cliente al momento del suo arrivo, passando per il montaggio della pedana,il passaggio degli impianti, il montaggio dei pannelli,della grafica e dei controsoffitti.

Buona visione.





lunedì 13 luglio 2009

Diario di Viaggio

Prima pagina.


Progettare.....e si......."progettare è facile quando si sa come si fà" citava il maestro Munari.
La cosa che io chiamo simpaticamente ansia da foglio bianco è quella che spesso assale chi si appresta ad iniziare una progettazione, di qualsiasi tipo essa sia.
Il mese scorso mi sono arrivate molte domande su come si progetta uno stand e quali sono gli accorgimenti che bisogna seguire per questo tipo di realizzazione, i materiali per la costruzione ,il tipo di illuminazione adatta ed altro.
Ho in mente di rispondere a queste domande, ma non nel solito modo, stavo pensando di realizzare un diario, un diario di viaggio.....un viaggio che ci porterà, alla fine, a capire non soltanto la fase creativa che stà dietro ad un progetto di exhibition ma anche tutta la fase di realizzazione e logistica che bisogna tenere a mente fin dall'inizio, per mantenere sotto controllo costi e tempistiche di realizzazione.
Allora, partiamo dal principio.
La prima e fondamentale regola da conoscere,per progettare un allestimento fieristico, è sapere che le strutture ed i volumi che la comporranno devono essere autoportanti.
Che cosa significa questo?
Significa che le strutture non possono essere ancorate a terra o alle pareti dei padiglioni che ospitano la manifestazione.
Eccezione fatta per gli "appendimenti", che si realizzano utilizzando degli ancoraggi che vengono calati dal soffitto del padiglione per mezzo di cavi di acciaio o simili.
In questo modo è possibile realizzare controsoffitti per l'illuminazione , strutture di allestimento sospese o inserire marchi, grafiche o loghi.
Questa operazione deve comunque essere comunicata ed autorizzata dall'ente fiera, la quale , dopo aver verificato la fattibilità, realizza l'appendimento.
Questa operazione ha un costo aggiuntivo, che deve essere tenuto in considerazione nel preventivo.

Immagine di un appendimento:



Bene, adesso sappiamo che le strutture devono seguire questa specifica, ma se nel progetto ho bisogno d'inserire un volume o una struttura che deve essere ancorata anche a terra?
Bhe semplice, a questo punto si realizza una pedana, che può avere altezze e misure variabili.
La pedana sarà semplicemente appoggiata al pavimento del padiglione nella piazzola assegnata al cliente.
Il piano di calpestio di solito viene realizzato in legno, mentre il rivestimento superficiale può essere realizzato nei modi più svariati, che approfondiremo nel corso del nostro viaggio.

Immagine di una pedana con struttura metallica:





In questo modo possiamo realizzare qualsiasi foro per il passaggio degli impianti tecnici ed ancorare qualsiasi cosa alla nostra pedana, che in questo modo sarà svincolata dalla struttura del padiglione fieristico.

......alla prossima pagina...........


Chi ci legge?